FOTO DELLE ISOLE TUVALU (DESTINATE A SCOMPARIRE SE LE NAZIONI NON DIMINUIRANNO L'EMISSIONE DI GAS SERRA)
Visualizzazione post con etichetta ambiente. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ambiente. Mostra tutti i post

martedì 27 aprile 2010

IL GRUPPO ITALIANO DEL CLIMATE SUMMIT

Dopo la conferenza on-line Stuart Scott, il direttore esecutivo e fondatore del Climate Summit, mi ha chiesto di fare il Coordinatore Nazionale per l'Italia. Ho accettato volentieri e, come prima cosa, ho creato un gruppo su facebook che attualmente ha circa 60 persone. Oltre ad esserci notizie fresche, è possibile anche creare discussioni su argomenti di tipo ambientale.

Se vuoi partecipare anche tu, vieni su facebook qui: ti aspetto.

lunedì 25 gennaio 2010

CAMBIAMENTI CLIMATICI -PARTE 1 : L'ALBEDO

Questo post è il primo di una serie volta a descrivere, in maniera divulgativa, i principali fattori che governano il riscaldamento ed i cambiamenti climatici della Terra. Comincerò con il più intuitivo di tutti: l’albedo. La Terra e la sua atmosfera intercettano la radiazione elettromagnetica solare (che porta calore e di cui la luce visibile è solo una parte) e ne riflettono una frazione, chiamata albedo, nello spazio esterno. La Terra diventa più fredda se l’albedo aumenta, poiché diminuisce la quantità di radiazione solare assorbita. Viceversa, la Terra si riscalda se l’albedo diminuisce: aumenta, infatti, la radiazione solare assorbita. In sintesi: se l’albedo aumenta la Terra si raffredda, se l’albedo diminuisce la Terra si riscalda. Analizzeremo alcune cause naturali e poi vedremo come l’azione dell’uomo può cambiare l’albedo, con conseguenze sulla temperatura terreste e sul clima.
La neve riflette quasi tutta la radiazione solare che la colpisce. Pertanto, quando la neve si scioglie, l’albedo diminuisce provocando un aumento della temperatura (ricordate? Se l’albedo diminuisce la temperatura aumenta) che, a sua volta, fa sciogliere altra neve e, quindi, provoca un ulteriore aumento di temperatura. Questo fenomeno continua fino al raggiungimento di un equilibrio termodinamico, ma comporta un aumento complessivo della temperatura e, quindi, del riscaldamento terrestre. Uno dei motivi per cui è importante che i ghiacciai non si sciolgano è legato a questo fenomeno: uno scioglimento dei ghiacciai comporterebbe, oltre all’innalzamento dell’acqua, una diminuzione dell’albedo con conseguente aumento di temperatura ed effetto a catena di scioglimento dei ghiacciai. Le nuvole, invece, riflettono la radiazione solare e quindi contribuiscono globalmente ad aumentare l’albedo ed a raffreddare la Terra. Anche gli aerosol (le particelle sospese nell’atmosfera a causa di eventi naturali, come eruzioni e tempeste di sabbie, o dell’inquinamento dell’uomo) riflettono la radiazione solare, aumentando quindi l’albedo, anche se la variazione nella loro composizione può comportare alcune variazioni nel potere riflettente.
Le attività dell’uomo legate alla deforestazione e all’agricoltura possono portare ad una diminuzione dell’albedo e, quindi, ad un riscaldamento globale. Ad esempio, nelle foreste tropicali gli alberi sono tagliati e rimpiazzati con suolo ancora più scuro a scopo di coltivazione. In questo caso, la radiazione solare assorbita aumenta ( i colori scuri assorbono maggiormente la luce, mentre il bianco la riflette) e la temperatura aumenta. Pertanto, la deforestazione e la cattiva gestione dei terreni agricoli possono contribuire ad aumentare la temperatura terrestre. Alcune immagini satellitari mostrano come le zone di città con costruzioni di colore scuro siano molto più calde di zone delle città che hanno giardini, piante ed alberi, esattamente come succede per il suolo scuro delle foreste. Anche le scelte costruttive e di politica urbanistica possono, quindi, influenzare il riscaldamento della Terra. Nel prossimo post, parleremo proprio di questo trattando di un argomento non molto affrontato: le isole di calore urbano.

martedì 22 dicembre 2009

LA CONFERENZA DI COPENAGHEN SUL CLIMA? UN GROSSISSIMO FIASCO

L’accordo tra i vari di capi di stato (mai lettera minuscola è stata più appropriata) raggiunto alla Conferenza di Copenaghen Sul Clima è un non-accordo. Mai visto un documento più vuoto di questo. L’accordo è composto di 12 clausole, per un totale di 3 pagine (il protocollo di Kyoto e l’Accordo di Montreal avevano rispettivamente 18 e 45 pagine più corposi annessi) più due annessi COMPLETAMENTE VUOTI!!! Se non stessimo parlando di un dramma planetario, si potrebbe scherzare dicendo che il numero di nazioni partecipanti è stato maggiore del numero delle righe scritte nel documento. Ed ora vediamo per sommi capi cosa dice l’accordo. Nella prima clausola, si sottolinea che il cambiamento climatico è una sfida e che, per evitare problemi all’uomo, occorre migliorare (meno male) la cooperazione di lungo termine per combattere i cambiamenti climatici, e si riconosce (bontà loro) il punto di vista scientifico che l’aumento di temperatura dovrebbe (notate il condizionale.. in inglese “should”) essere sotto i 2 gradi centigradi. Nella seconda clausola, tutti concordano (meno male) che occorrono grossi tagli alle emissioni globali, con una "vista" di ridurre le emissioni in modo da mantenere la temperatura globale sotto i 2 gradi centigradi, e cooperando tra stati in modo DA RAGGIUNGERE IL PICCO DI EMISSIONI QUANTO PRIMA. Quindi due certezze: le emissioni aumenteranno ancora e non si sa per quanto tempo (il termine “quanto prima” è proprio scritto sull’accordo). In più, i paesi in via di sviluppo potranno raggiungere il picco di emissioni in un tempo maggiore. Peccato che tra questi paesi ci sia anche la Cina, che è la principale emettitrice di CO2 al mondo con gli Stati Uniti. E se un domani la Cina diventasse una nazione ricca? Sarebbe autorizzata ad emettere come una nazione in via di sviluppo? Una perla di non-sense, quindi. Nella terza clausola, i paesi indicano che bisogna intraprendere azioni per ridurre la vulnerabilità e costruire capacità di recupero (il termine inglese usato è resilience, che è piuttosto ambiguo) per le nazioni vulnerabili (il bisticcio delle parole è del testo, non mio), soprattutto per le isole. Mi devono spiegare come fanno a salvarle dall’aumento del livello del mare: se non ci fosse un dramma di interi popoli e culture, sarebbe veramente da ridere per la vacuità dell’accordo. Cosa vogliono fare? Costrure delle mura di cinta?? La quarta perla consiste in una suddivisione tra nazioni che accettano di ridurre le emissioni e indicano di quanto le ridurranno entro il 2020 e nazioni che, invece, implementeranno non meglio precisate azioni di mitigazione, non sono soggette a controllo esterno: le nazioni dovranno solo notificale le loro emissioni.Il testo dell’accordo non indica a chi deve essere inviato tale rapporto. In altre parole, alcune nazioni se ne potranno fregare altamente delle emissioni. Ma non finisce qui: i due annessi sono vuoti ed entro Gennaio 2010 le nazioni che vorranno (non tutte quindi) dovranno indicare le proprie intenzioni di taglio alle emissioni. Il trattato termina con altre clausole sui soldi da destinare, 30 miliardi di dollari nel triennio 2010-2012 con l’obiettivo di mobilitare 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020 per l’aiuto alle nazioni in via di sviluppo. Cosa possiamo dire? Il rischio è che, grazie a quest’accordo, non si faccia proprio nulla. La comunità scientifica, tramite l’International Panel for Climate Change (IPCC) Fourth Assesment Report, indica che la tendenza è stata, negli ultimi 25 anni, di un aumento di 0,17 gradi centigradi ogni dieci anni. Basterebbe quindi mantenere la crescita delle emissioni che si è avuta dal 1993 ad oggi per poter rispettare il termine dell’accordo entro il 2020. Le nazioni in via di sviluppo (Cina in testa) potrebbero tentare di aumentare le proprie emissioni a scapito di quelle dei paesi sviluppati, proprio in virtù di questo risultato. Le piccole isole chiedevano di ritornare a una concentrazione di anidride carbonica pari a 350 ppm. Il guaio è che l’aumento registrato dal IPCC è di 1,4 ppm all’anno e quindi nel 2020 supereremmo le 400 ppm, con conseguenti problemi di sommersione di isole abitate. Infine, l’assenza di controlli internazionali sulle emissioni potrebbero indurre alcune nazioni a dichiarare falsi dati di emissione, in barba a tutti i buoni propositi. L’accordo è veramente penoso, una grandissima presa in giro e un teatrino della politica mondiale. L’unica voce seria è stata, secondo me, quella del Governatore della California Schwarzenegger (uomo di destra, per giunta) , che ha detto che nessun accordo è possibile senza un coinvolgimento dal basso: non solo rappresentanti governativi, ma anche ONG, Regioni, Società Civile. Parole che dovrebbero far riflettere i leader mondiali, e non solo loro.

venerdì 18 dicembre 2009

I PICCOLI EFFETTI DELLA PROPOSTA STATUNITENSE A COPENAGHEN

Oggi finalmente si comincia a sapere qualcosa. Pare che gli USA abbiamo l’idea di tagliare per il 2020 del 17% le loro emissioni di gas serra e dare 10 miliardi di dollari ai paesi in via di sviluppo per le tecnologie. Qual è l’impatto sull’ambiente? Minimo. Calcoliamo quanto sarebbe la riduzione di temperatura se ci fosse una riduzione del 17% solo del CO2 : poiché il 17% è di tutti i gas serra, la riduzione di temperatura sarà inferiore. L’emissione, se tutti quanti ridurranno in percentuale come gli Stati Uniti, nel 2020 sarebbe di 48464 milioni di tonnellate di CO2 rispetto alle 58391 del 2006 (vedi post precedente per questo dato). La figura 1 mostra la suddivisione delle emissioni per continente comparando gli anni tra il 2006 e 2020: i valori delle differenze in 14 anni sono così irrisorie che non meritano neanche di essere mostrate.


Abbiamo visto che con un’ipotesi di riduzione del 40% dei paesi ricchi e del 30% dei paesi poveri eravamo tornati a livelli del 1984, mentre con la attuale ipotesi di riduzione del 17% siamo tornati ai valori del 1998, come si vede dai valori del post precedente. I dati di Muana Loa indicano una concentrazione di CO2 nel 1998 pari a 366.50 ppm. Calcolando come prima, avremmoo una differenza di temperatura tra il 2006 e il 2020 pari a 0.17 gradi centigradi, come si vede dal riquadro (per i dettagli vedi post precedente). Ma la riduzione, proprio perché gli altri gas serra incidono meno del CO2, sarà inferiore a 0,17 gradi, Una vera miseria !!!. Questa riduzione è assolutamente insufficiente, e va contro le proposte delle piccole isole , che richiedono di arrivare a 350 ppm del solo CO2 per il 2020: questa richiesta può essere soddisfatta solo con una riduzione del 40% delle emissioni del solo CO2 . Mr Obama, non faccia scherzi per cortesia, e tagli, ma di parecchio, le emissioni di CO2, pensando al futuro delle sue figlie.


O

martedì 8 dicembre 2009

COSA E' L'EFFETTO SERRA?

Nella Conferenza sul clima di Copenaghen si deciderà il futuro del nostro pianeta, soprattutto per raggiungere un accordo sul contenimento delle emissioni di anidride Carbonica (CO2). Le lobby negazioniste sono al lavoro, e sono molto potenti (si capisce perché gli Stati Uniti non hanno ratificato il protocollo di Kyoto). Poiché una mancanza di conoscenza sull’argomento può facilmente condurre le persone a pensare che i negazionisti abbiano ragione (con conseguenze nefaste per tutti noi), spiegherò cosa è l’effetto serra e perché il limitare l’emissione di Anidride Carbonica sia così importante. La figura (fonte wikipedia) mostra come funziona l'effetto serra. Senza entrare nei dettagli quantitativi, il sole emette radiazione elettromagnetica (di cui la luce visibile è solo una parte) che arriva, in parte, sulla superficie della Terra che, a sua volta, emette radiazioni elettromagnetiche, come tutti i corpi “caldi”. Questa radiazione è assorbita dai cosiddetti gas serra, che la riflettono verso la superficie terrestre, contribuendo a bilanciare in termini energetici la Terra e, quindi, a riscaldarla. Per motivi legati alla struttura delle molecole, l’ossigeno e l’azoto (che sono i gas predominanti nell’atmosfera) non danno alcun contributo all’effetto serra. I principali gas serra sono l’anidride carbonica, il metano e gli ossidi d’azoto. Senza l’intervento dell’uomo, questi gas hanno consentito (insieme allo scudo dell’ozono, che ci protegge dai raggi ultravioletti ad alta energia del Sole) l’esistenza della vita sulla Terra. Se, però, le concentrazioni di questi gas aumentassero, la temperatura sulla Terra, come si può facilmente immaginare, aumenterebbe anch’essa. Un aumento della temperatura sulla Terra sarebbe catastrofico: scioglimento dei ghiacciai, desertificazione, alterazione del ciclo idrogeologico, cambiamenti climatici, inondazioni, e così via. La vita sulla Terra ne risentirebbe: la desertificazione porterebbe, per esempio, ad esodi di massa, con conseguenti problemi politici di dimensioni bibliche. Pertanto, occorre regolare l’emissione di tali gasi. Il gas serra che contribuisce maggiormente all’effetto serra è l’anidride carbonica: un raddoppio della presenza di anidride carbonica rispetto a valori pre-industriali comporterebbe un aumento di 2 gradi su tutto il pianeta, con conseguenze catastrofiche (si parla di innalzamento dei mari di oltre un metro). I combustibili fossili (per esempio, il gasolio), i cementifici e le fiamme di gas (vedi figura fonte wilkipedia) sono le principali cause di produzione di anidride carbonica.

mercoledì 2 dicembre 2009

CONTRO I NEGAZIONISTI ALLA CLIMATE CHANGE CONFERENCE DI COPENAGHEN

Ecco un mio contributo al Climate Thinkers Blog della conferenza sul clima di Copenaghen. Ho risposto ad un negazionista che "negava" (scusate il bisticcio) l'effetto serra. E' in Inglese, ma eccolo qui


Dear Mr. Lepant,

I think you need some better information than what you have now.
In 2007, the concentration of CO2 in the atmosphere was 381 ppmV against a 358 ppmV measured in 1995(see the Monthly and annual atmospheric CO2 record from continuous measurements at Jubany Station). The equivalent measured data over Mauna Loa shows that in the 1951 the concentration was 315 ppmV (see Keeling and oth: A three dimensional model of atmospheric CO2 based on observed winds: 1. Analysis of observational data. Aspects of Climate Variability in the Western Pacific and Western Americas,D. Peterson, Ed., Geophysical Monographs, 55, American Geophysical Union). Moreover, estimates show that the concentration in the pre-industrial era was 280 ppmV. Therefore, since this value can be considered as the current “CO2 contribution” higher limit due to non human activity (the contribution on the human activities on the forest during these years has for sure decreased this value) , the total part of the CO2 due to the human activities can be calculated as greater than 25.9% (this number is obtained with the following percentage calculation (381-280)/381 = 0.259) So, the data of 4% that you are showing is incorrect.
The greenhouse effect does not depend from the”CO2 heat capacity” which you refers, but from the fact that the greenhouse gas absorbs the infrared radiation and “reflects” (a quantistic effect) a part of them on the Earth, contributing to the planet warming. CO2 is one of the greatest contributor (with ozone and water vapor) to the absorption, as it was observed by NIMBUS-4 IRIS (see, for example, Liou, An Introduction to Atmospheric Radiation, Academic Press).
The motion in the atmosphere is quite complex, and involves the classical mechanical aspects (hydrostatical equilibrium, etc. etc) together with the aspects of classical thermodynamics applied to heterogeneous mass. It is not explained by the Brownian Motion.
Every policy model, including what you are suggesting, is correct if it respects the environment, and the reduction in the CO2 emission is an important part of a policy. Therefore, I personally encourage all the policy that appropriately reflects that aspect.

Giovanni Macchia
Mottola
Italy


Chi è interessato può seguire il resto o contribuire andando qui

Pensate che si perda tempo con simili farneticazioni? No, perchè pochi forse sanno che in Parlamento alcuni onorevoli hanno firmato un documento che nega il problema dell'effetto serra (anzi, stando a quanto ha scritto Repubblica pare che sostengano che il riscaldamento faccia bene). E negli Stati Uniti, la destra estrema sta portando avanti una battaglia micidiale contro Copenaghen (non per niente, la persona con cui sto discutendo ha anche scritto simili cose su un blog repubblicano).
Sempre all'erta, quindi

domenica 17 maggio 2009

CENTRALI NUCLEARI ? MA PER FAVORE...

Sinora non ho mai parlato del nucleare e dell’idea di voler far tornare le centrali nucleari in Italia. Pensavo (forse un po’ ingenuamente) che fosse una strategia globale per far diminuire i prezzi del petrolio (che, in effetti, sono diminuiti dopo le dichiarazioni e l’idea da parte di alcuni governi di sottoscrivere un programma nucleare globale). Purtroppo, è stato approvato dal Senato il Disegno di Legge concernente “Disposizoni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese nonché un materia di Energia” che parla concretamente di nucleare in Italia e che, tra l’altro, pone il nucleare prodotto in Italia come preferenziale (dopo le fonti energetiche rinnovabili) per la produzione di energia elettrica. Il decreto da delega al governo l’emanazione ( entro Giugno 2009) dei criteri per la realizzazione degli impianti nucleari e dei sistemi di stoccaggio dei rifiuti radioattivi sul territorio nazionale. In altre parole, in poco più di un mese dovranno stabilire come individuare i luoghi dove realizzare gli impianti e stoccare i rifiuti radioattivi. Queste aree saranno poi (lo dice il decreto) “aree di interesse strategico nazionale, soggette a speciali forme di vigilanza e protezione” (e meno male che siamo in democrazia). Pertanto, occorre cominciare a parlarne.. e urgentemente
Possiamo tranquillamente affermare quanto segue:
a) Le centrali nucleari non sono intrinsecamente sicure. Ad esempio, lo scorso anno c’è stato, nel sito nucleare francese di Tricastin. il riversamento accidentale di acque contenenti uranio nei fiumi circostanti. Le autorità hanno pure chiesto agli abitanti della regione di non bere acqua e di non mangiare pesce, vietando anche di bagnarsi nelle acque contaminate. Immaginate cosa succederebbe se ci fosse una centrale nel Salento… vicino posti come Porto Cesareo o altro
b) C’è il problema delle scorie radioattive (lo stoccaggio), che nessuno sinora ha risolto. Gli Stati Uniti hanno stanziato tempo fa 50 miliardi di dollari per cominciare a studiare come farlo in zone che, però, erano già radioattive perché usate per test nucleari. Zone deserte… Da noi, come faranno, con la densità di popolazione che abbiamo?

E per ora mi fermo qui, ma tornerò sull’argomento, sia per dire quello che sta succedendo che per dare un’idea, anche scientifica, di quello che ci aspetta. Per ora, dobbiamo evitare che queste centrali siano realizzate in Italia. Le energie rinnovabili sono di gran lunga preferibili… e più sicure.

lunedì 29 dicembre 2008

LE ENERGIE PULITE CREANO OCCUPAZIONE... COSA ASPETTIAMO?

Mentre in Italia si dibatte sulle energie rinnovabili, i dati europei sull’occupazione derivante dall’eolico dimostrano le potenzialità di questo comparto energetico in termini occupazionali. Nel 2003 gli addetti assorbiti dal settore erano 48363 mentre ora i lavoratori impiegati ad oggi nell’industrie eoliche sono 108600. Questo settore ha più che raddoppiato la sua forza lavoro in soli 5 anni. Senza contare l’indotto, cioè le persone che lavorano a supporto delle industrie: solo in Spagna se ne stimano oltre 17000. Chi ne ha beneficiato ? I paesi come Germania, Spagna e Danimarca…. In Germania, ad esempio, i lavoratori dipendenti da industrie eoliche sono 38000, senza contare l’indotto. E si stima che per il 2010 l’energia eolica darà lavoro a 184000 persone in Europa.. Le tecnologie per l’ambiente e l’energia pulita, non ci sono dubbi, sono l’unico settore che può far uscire l’economia mondiale dalla crisi. Pero che i politici italiani (soprattutto quelli locali) se lo ricordino, quando riflettono sulla bontà o meno delle installazioni eoliche o solari e sul loro “impatto” ambientale (salvo poi tenersi inceneritori e discariche). Un suggerimento per loro: perché non negoziano con le imprese consorzi o creazione di centri di ricerca presso i loro comuni, invece che “riflettere” e, magari, disconoscere i piani locali per gli insediamenti eolici?

venerdì 19 dicembre 2008

IN ITALIA L'ESERCITO IMPEDISCE A DEI PARLAMENTARI DI FARE IL PROPRIO DOVERE

L'Esercito ha impedito a dei Parlamentari, che dovevano relazionare in parlamento, di visionare l'oggetto della loro relazione. Stiamo in terzo mondo, penserete.. In stati pseudo-dittatoriali. E invece no.. E' successo in Italia. Alla Discarica di CHiaiano: all’On. Barbato e all’On. Frassoni è stato impedito l'accesso da militari... E', secondo me, una cosa di una gravità inaudita, sconcertante e basta. Cosa si vuole nascondere? Non ci credete? Guardate qui .. Ma io ho un suggerimento da dargli e gielo darò...

mercoledì 22 ottobre 2008

IL DRAMMA DEI RIFIUTI IN CAMPANIA CONTINUA...

Berlusconi ed il governo dicono che la Campania è pulita ( e il bello è che alcuni esponenti del PD gli danno pure ragione, implicitamente, in TV). FALSO !!! Guardate questo bel sito di denuncia ambientale di alcuni giovani campani.

www.laterradeifuochi.it

E guardate le porcherie che stanno succedendo in Campania, mentre Saviano viene minacciato impunemente dalla Camorra.... Firmiamo anche il seguente appello a favore di Saviano

Roberto Saviano è minacciato di morte dalla camorra, per aver denunciato le sue azioni criminali in un libro - "Gomorra" - tradotto e letto in tutto il mondo. E' minacciata la sua libertà, la sua autonomia di scrittore, la possibilità di incontrare la sua famiglia, di avere una vita sociale, di prendere parte alla vita pubblica, di muoversi nel suo Paese. Un giovane scrittore, colpevole di aver indagato il crimine organizzato svelando le sue tecniche e la sua struttura, è costretto a una vita clandestina, nascosta, mentre i capi della camorra dal carcere continuano a inviare messaggi di morte, intimandogli di non scrivere sul suo giornale, "Repubblica", e di tacere.
Lo Stato deve fare ogni sforzo per proteggerlo e per sconfiggere la camorra. Ma il caso Saviano non è soltanto un problema di polizia. E' un problema di democrazia. La libertà nella sicurezza di Saviano riguarda noi tutti, come cittadini.
Con questa firma vogliamo farcene carico, impegnando noi stessi mentre chiamiamo lo Stato alla sua responsabilità, perché è intollerabile che tutto questo possa accadere in Europa e nel 2008.


Firmate qui
http://www.repubblica.it/speciale/2008/appelli/saviano2/index.html

domenica 29 giugno 2008

IL PIANO TRIENNALE DI SVILUPPO DEL GOVERNO BERLUSCONI

Il consiglio dei ministri del 18 Giugno ha approvato il “Piano Triennale per lo sviluppo”. Vi sono alcune cose positive, e degne di interesse. Innanzitutto sono stati stanziati 800 milioni di euro per lo sviluppo della larga banda nel Mezzogiorno. Dovranno essere spesi entro il 2013, ma comunque è importante che il Governo ci abbia pensato. Il digital divide in Italia ha dati preoccupanti, soprattutto nel Mezzogiorno. Aver previsto questo investimento è, quindi, un’ottima cosa.

Sviluppo Italia avrà una nuova missione: quella di attrarre gli investimenti esteri di elevata qualità e che possono contribuire allo sviluppo del sistema economico e produttivo italiano. Qui ho qualche dubbio. Le imprese estere, per venire in Italia, devono trovare infrastrutture e servizi adeguati, sicurezza nella lotta contro la criminalità. Se la stessa Amazon, per ammissione dei suoi dirigenti, non apre una sede in Italia perché i servizi posali non funzionano (non stiamo parlando di capannoni, ma di siti on-line), come potrà Sviluppo Italia attrarre investitori? Vedremo. A proposito di Amazon, il Piano prevede anche la liberalizzazione dei servizi postali e dei servizi pubblici locali. Ovviamente, quest’iniziativa è lodevole, come tutte le liberalizzazioni. Così come è pure lodevole la liberalizzazione degli impianti di distribuzione dei carburanti: speriamo che così vi possa essere una competizione seria nei prezzi del carburante al dettaglio.

I fondi per le aree sottosviluppate, i cosiddetti fondi FAS, saranno ri-orientati, dall’attuale distribuzione a pioggia, a progetti Paese sui trasporti, sicurezza, energia, telecomunicazioni, ambiente e internazionalizzazione. L’unica perplessità che ho è che si corre il rischio di fare grandi progetti che, magari, non aiutano le specificità di un territorio. Oppure il rischio è che, se si cerca di fare un grande progetto integrato che tenga conto di tutte le specificità, si creino dei mega-progetti mostro che stenteranno a partire e ad essere completati. Anche perché sinora come pianificazione l’Italia non ha mai brillato… Ad ogni modo, l’idea di fare dei progetti-paese è interessante.

Vi sono altri punti interessanti, che riguardano i progetti di Industria 2015 (ampliamento delle aree di intervento), le semplificazioni (apertura di un’impresa in un giorno)., sorveglianza dei prezzi. Ma, a mio avviso, è importante che si cominci a pensare al problema energetico nazionale in termini strategici. Si prevede, infatti, la definizione di una Strategia Energetica Nazionale entro giugno 2009. Io spero che, come si deduce dalle dichiarazioni rilasciate dall Ministro Scajola, sia aperta a tutti quanti sono interessati a far sentire la loro. Questo indipendentemente dal ritorno o meno del nucleare. L’importante è che si cominci a pensare in maniera strategica. Certo, la presenza della parola termovalorizzatori non può soddisfarmi, ma ritengo che, se la stesura della strategia avviene sentendo tutte le campane ed in maniera seria ed oggettiva, le altre fonti rinnovabili dovrebbero prendere il sopravvento. Sul nucleare, poi, occorre un approfondimento molto serio, che tenga conto di tutte le variabili per individuare la sua reale economicità. Chi scrive, in passato, ha votato per il sì al referendum per il nucleare, e, quindi, io non ho posizioni preconcette. Sulla sicurezza, poi, si sono fatti passi da gigante. I problemi veri sono legati alle scorie: dove metterle? Negli Stati Uniti, hanno stanziato 50 miliardi di dollari per varare un progetto per sotterrare le scorie in una zona dove hanno fatto esperimenti atomici (un deserto quindi). Il problema è estremamente complesso. Ma il voler elaborare una strategia nazionale è sicuramente qualcosa di positivo.

Vi sono, però, delle assenze che mi lasciano perplesso. Innanzitutto, non si parla di università. E’ pur vero che il piano è stato preparato dal Ministero per lo Sviluppo Economico, e quindi non si è, forse, voluto invadere il campo degli altri. Ma l’assenza di un collegamento con l’Università è, a mio avviso, un problema. E’ pur vero che Industria 2015 favorisce la ricerca industriale, ma il coinvolgimento dell’Università deve, in qualche modo, essere istituzionalizzato. Diventa un vero segnale anche per le industrie che non spendono un euro in ricerca.

Un’altra assenza che brilla è la mancanza di investimenti per favorire l’adozione di sistemi di qualità, di miglioramento dei processi produttivi e di innovazione, oltre che premiare l’introduzione di managerialità nelle Piccole e Media Imprese. Ad onor del vero, nessun governo sinora ci ha mai pensato, quindi non si può rimproverare nulla al governo attuale. Ma un segnale in questo senso, mostrando anche al mondo economico internazionale che il Governo vuole puntare sull’innovazione e sulla qualità delle mprese nazionali, sarebbe stato importante. Speriamo che rientri in qualche punto del piano.

Altra cosa mancante è un collegamento integrato con le problematiche ambientali. Oggi, l’economia legata all’ambiente produce ricchezza e posti di lavoro, ed è strettamente collegata ai problemi energetici. Investire in ricerca e sviluppo sul solare termico, sul fotovoltaico, sui materiali, e su altre tecnologie , può avere un effetto moltiplicatore per il paese. Spero che questa mancanza sia dovuta al non voler entrare nelle competenze di altri ministeri. Però, spero che, in futuro, entrambi i Ministeri interagiscano per creare un Piano di Sviluppo Integrato, che coniughi le esigenze energetiche ed ambientali.

martedì 24 giugno 2008

CHI HA AVUTO HA AVUTO HA AVUTO.. CHI HA DATO... SCURDAMMOCE O PASSATO -- TERMOVALORIZZATORE A NAPOLI

La situazione in Campania, per i rifiuti, è drammatica. Vedendo quello che mostrano in televisione, si diventa preda di uno sconforto che fa accettare i termovalorizzatori come male minore. E infatti il Sindaco di Napoli ha parlato di termovalorizzatori e della loro non-pericolosità. Nessuno che ha parlato di investire per la raccolta differenziata a Napoli e dintorni. Nessuno che parla di creare occupazione. Ma ecco una "chicca" pubblicata tempo fa sul sito di Beppe Grillo:

La portavoce del ministero dell’Ambiente della Sassonia ha dichiarato: “I rifiuti non sono stati bruciati negli inceneritori, sono stati separati i rifiuti organici da quelli solidi, che diventeranno materie prime secondarie, una parte minore è stata trattata in un impianto meccanico-biologico e verrà venduto alle industrie”.

Niente termovalorizzatori, quindi. Ma differenziazione dei rifiuti. Perchè non acquistare un impianto di questo tipo e rivendere, da Napoli, i rifiuti trattati? Vi immaginate che giro di affari ci sarebbe e quanta occupazione creerebbe? Niente da fare. Paghiamo la Germania per trattare i rifiuti e anche per le materie che acquistiamo da loro e che provengono dall'immondizia della Campania.

Per quanto riguarda la pericolosità, leggete questo articolo della rivista italiana dell'Istituto Superiore della Sanità, rivista quindi attendibilissima:

http://www.iss.it/binary/publ/cont/401101.1144756619.pdf

Io non dico nulla. E' in inglese, ma l'abstact è tradotto in italiano. E comunque, l'inglese si può tradurre.



mercoledì 12 marzo 2008

MODELLI DI GESTIONE RIFIUTI: IL CONSORZIO PRIULA

Per non far vedere che solo le altre nazioni sono da prendere a modello, vediamo come viene gestita la raccolta dei rifiuti in Italia. Parleremo di un esempio da seguire, sia di buona amministrazione che imprenditoriale: il consorzio Priula. I 23 comuni dela provincia di Treviso si sono consorziati nel Consorzio Intercomunale Priula per gestire l’intero ciclo dei rifiuti urbani. Il territorio servito è di 595,54 kmq, per un totale di quasi 100.000 utenze e 220.000 abitanti. Un numero abbastanza impressionante, vedendo come è ben gestito il servizio. Come sempre, vediamo di individuare alcuni elementi che hanno contraddistinto il progetto e possono essere presi a modello:

1. Innanzitutto è stato bonificato ed ampliato nel comune di Paese, località Santa Lucia, un impianto di discarica preesistente. La discarica di Paese è il risultato della bonifica ambientale di un sito pre-esistente necessaria in quanto i rifiuti scaricati negli ultimi decenni, c.a. 160.000 mc, avevano generato un rilevante inquinamento dell'importante falda sottostante. Al termine dei lavori di realizzazione e bonifica l'impianto di Paese ha acquisito la capacità di circa 550.000 mc.
2. E’ stato costruito, in località Lovadina di Spresiano, un impianto (in un'area di circa 115.000 mq) per il trattamento del rifiuto secco non riciclabile e la stazione di travaso per l'umido e il verde. Presso l'impianto di trattamento arriva il rifiuto secco non riciclabile di tutta la provincia di Treviso per un totale di circa 84.000 tonnellate all'anno. Il rifiuto che entra viene triturato, deferizzato e vagliato e sii produce così il combustibile da rifiuto, mentre l’umido e vegetale raccolti nei comuni del Consorzio Priula, una volta arrivati vengono trasportati presso impianti di compostaggio. In sintesi, i rifiuti non riciclabili vengono trasformati in CDR memtre quelli riciclabili sono indirizzati verso la produzione di compost.
3. Il consorzio ha realizzato 22 Centri di raccolta differenziata. Tutte le utenze dei Comuni consorziati possono accedere indistintamente ad ogni Ce.R.D. e conferire le tipologie di rifiuto che non vengono raccolte con il normale circuito di raccolta. In ogni Ce.R.D. è presente personale addetto alla guardiania, specificamente preparato per il controllo dei conferimenti nel rispetto nelle norme previste dal Regolamento Consortile.
4. La raccolta dei rifiuti avviene con un “porta a porta” usando bidoncini di vario colore in funzione del tipo di rifiuto. Il consorzio fornisce ai cittadini di ogni sincolo comune, anche via internet, un “ecocalendario” in cui sono indicati i giorni di raccolta con il tipo di rifiuto che si andrà a raccogliere porta a porta. Sono presenti nei comuni degli “ecosportelli” dove poter ritirare i vari sacchetti.
5. Il pagamento dele tasse avviene solo sul secco non riciclabile. L'operatore che effettua la raccolta, all'atto dell'operazione di svuotamento, registra il segnale trasmesso dal dispositivo elettromagnetico chiamato "transponder", installato in ogni contenitore verde. il segnale contiene un codice associato alla famiglia, al condominio o all'azienda a cui appartiene il contenitore.
6. Il consorzio fa business ( e quindi crea lavoro) anche fornendo dei servizi integrativi. I servizi integrativi vanno dalla raccolta e recupero o smaltimento di rifiuti di origine agricola alla raccolta e recupero o smaltimento di rifiuti a rischio infettivo provenienti da attività sanitarie, pubbliche e private, non classificabili come rifiuti urbani. Si occupano anche di derattizzazione, amianto e così via.

Ritengo che quello del consorzio Priula sia un modello da seguire e da esportare in tutt’Italia, e non solo. E’ la dimostrazione che è possibile coniugare rispetto dell’ambiente e creazione di un’industria dei servizi ambientali che da posti di lavoro e utilizza tecnologie avanzate (si pensi al transponder per il secco non riciclabile..)

mercoledì 13 febbraio 2008

SOLUZIONI PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI: IL CASO HALIFAX

Come promesso, mostrerò soluzioni concrete per la gestione del ciclo dei rifiuti. I cittadini potranno verificare che la gestione del ciclo dei rifiuti può avvenire in altro modo, così come avviene in altri paesi, e può creare dei posti di lavoro anche altamente qualificanti NELLE ZONE DI INTERESSE, mentre altrimenti si creano posti di lavoro SOLO nelle zone delle aziende che costruiscono i termovalorizzatori. Le proposte concrete cominciano dal “copiare” quello che fanno gli altri e che funziona. E’ la cosa più semplice ed efficace, inutile sforzarsi nel reinventare la ruota.
Prima di descrivere la nostra prima proposta, voglio far notare che negli altri paesi si parla di progetti ambientali e si utilizzano le tecniche consolidate di project management. Non si improvvisa nulla né si lavora sotto crisi. Il Project Management aiuta l’ambiente e DEVE cominciare ad essere usato in Italia dalla PA per quanto riguarda la gestione dell’ambiente. Cosa significa utilizzare il Project Management? Significa individuare degli obiettivi, fare un piano di lavoro per realizzarli e controllare la loro realizzazione, affidando ad una persona la responsabilità del completamento del progetto. Molto semplice. Ovviamente la parte importante sono gli obiettivi, che DEVONO essere politici. Vedremo che anche gli obiettivi “educativi” nei confronti delle persone sono realizzabili se attuati sistematicamente.
Il primo progetto da prendere a modello (la fonte è Greenpeace) è quello realizzato in Halifax in Canada.

Il Municipio di Halifax ha una popolazione base di circa 350.000 abitanti in 133.000 abitazioni circa, con una produzione annuale di 260.000 tonnellate di rifiuti. Per anni i municipi dell'area, come Halifax, Bedford, Dartmouth e la più rurale Contea di Halifax, hanno fatto affidamento allo smaltimento in discarica, come metodo primario di gestione dei rifiuti. Uno dei criteri stabiliti dal Comitato della Comunità di Stakeholders (gli stakeholders sono persone che hanno un interesse nel progetto) , che partecipava al processo di pianificazione della strategia sui rifiuti, era il non poter smaltire in discarica l'organico grezzo. Il Comitato riteneva fosse più sensato farlo degradare il più velocemente possibile in un ambiente controllato, per poi smaltirlo in discarica una volta stabile, piuttosto che usare tempo e denaro per evitare i problemi causati dalla presenza diretta di tale materiale in discarica. Gli Stakeholders intuivano che la migliore soluzione fosse basare il programma di raccolta e gestione sulla separazione alla fonte. Credevano che se il sistema si fosse basato solo sul trattare i rifiuti misti in un impianto centralizzato, non avrebbe incentivato la gente a imparare qualcosa sulla gestione dei rifiuti e a modificare le proprie abitudini di consumo. Fondare il programma sulla separazione alla fonte significava far avvenire anche la riduzione e riuso dei rifiuti.
Il Comitato stabiliva che i rifiuti fossero separati in tre flussi: riciclabili, compostabili e rifiuti residui. (venivano raccolti anche i rifiuti urbani pericolosi). Il piano richiedeva anche la costruzione di un impianto per i rifiuti domestici pericolosi, di una discarica
moderna, di un impianto di trattamento e stabilizzazione dei rifiuti urbani misti e di impianti di compostaggio.

Il sistema per la raccolta dei rifiuti include:
- La separazione alla fonte dell'organico, riciclabili e rifiuti residui. Raccolte bisettimanali di organico e rifiuti residui
- raccolta settimanale dei riciclabili (bisettimanale nelle aree rurali)
- uso di carri areati per la raccolta organica
- una sede che includa un impianto di trattamento dei rifiuti misti in grado di lavorare 119.000 ton/anno di RSU, un sistema di compostaggio a 13 canali con letto mobile per trattare i rifiuti eterogenei una volta rimossi i riciclabili
- una discarica per i rifiuti stabilizzati.
Il flusso totale dei rifiuti solidi è costituito per il 55% dal settore residenziale e per il 45% da quello commerciale. I settori istituzionali, commerciali ed industriali sono responsabili delle proprie raccolte.

Cosa impariamo da questo progetto? Impariamo quanto segue:
a) Si devono coinvolgere tutti i soggetti interessati (popolazione, industria, etc) per definire la strategia di gestione dei rifiuti
b) Si deve creare un Comitato della Comunità Locale per seguire il progetto
c) La separazione dei rifiuti la fanno i cittadini, proprio per "educarli" al rispetto dell'ambiente
d) La Raccolta alla fonte avviene in tre flussi (praticamente tre bidoni...): riciclabili, compostabili e rifiuti residui
e) Si devono costruire vari impianti: un impianto per i rifiuti domestici pericolosi, una discarica moderna, un impianto di trattamento e stabilizzazione dei rifiuti urbani misti e impianti di compostaggio
I Punti a), b) c) d) ed e) si possono benissimo considerare come obiettivi "strategici" o "politici" per un progetto di gestione dei rifiuti da attuare nei nostri comuni, magari aggiungendo anche qualcos'altro , come ad esempio la percentuale di riciclo da raggiungere entro un determinato periodo.

venerdì 18 gennaio 2008

NO AD UN TERMOVALORIZZATORE A MANDURIA

Non si puà mai stare tranquilli su questa faccia della terra. A Manduria, splendida cittadina, vogliono costruire un termovalorizzatore nonostante il parere negativo della Giunta Comunale. Il 19 Dicembre 2005 (in piena gestione Vendola purtroppo) La Regione Puglia aveva espresso parere favorevole per la costruzione del termovalorizzatore tramite il dirigente del settore Ecologia. E, guarda caso, il Piano Energetico Regionale non parla di termovalorizzatori (basta leggerlo). Il Comune di Manduria ha prontamente presentato ricorso al TAR contra tale decisione, visto i problemi ambientali che avrebbe provocato (hanno anche due discariche e anche un complesso di biostabilizzazione che funziona). E che succede? La Provincia di Taranto (!) chiede la reiezione del ricorso e così pure la società Waste Energy s.r.l. E il TAR respinge il ricorso di Manduria perché “le motivazioni espresse non possono trovare accoglimento”. Conoscendo il Sindaco Massaro, immagino che non si fermerà e farà bene a battersi per evitare questo scempio. Personalmente, confido nell’Assessore Losappio, che ha pubblicamente riportato quanto segue (IL PAESE NUOVO, 16 GENNAIO 2008)

“A costoro” (Fitto e Poli Bortone) “e ai consiglieri regionali di centrodestra va ricordato che la sezione centrale della Corte dei Conti ha sottolineato nel rapporto ufficiale del commissariamento nelle regioni meridionali come nello spirito del legislatore europeo ed italiano l’incenerimento rappresenti l’ultima delle soluzioni utili dichiarandola come la meno razionale e per il contribuente italiano”(vedi Pugliese in questo caso)” particolarmente onerosa e a scapito della raccolta differenziata”

Conseguenza logica vuole che il termovalorizzatore di Manduria non si faccia.