FOTO DELLE ISOLE TUVALU (DESTINATE A SCOMPARIRE SE LE NAZIONI NON DIMINUIRANNO L'EMISSIONE DI GAS SERRA)

sabato 10 aprile 2010

UN ALTRO TERMOVALORIZZATORE IN PROVINCIA DI TARANTO

Le politiche ambientali (con alcune lodevoli eccezioni come quella del Consorzio Priula e delle recenti iniziative della Provincia di Roma) in Italia hanno due parole chiave (per usare un termine della Rete): ampliamento delle discariche e termovalorizzatori.Parlare di piani per la raccolta differenziata ai nostri amministratori è come parlare al diavolo dell’acqua santa. Non parliamo poi di business derivato dalla differenziata: quello neanche si sa che cosa sia. L’ultima iniziativa in Provincia di Taranto è stata la riapertura del termovalorizzatore dell’Azienda Multiservizi e Igiene Urbana (AMIU) di Taranto. Tutti sanno che Taranto è la città più martoriata d’Europa per l’inquinamento ambientale: Peacelink ha stimato che a Taranto sia concentrato il 90,3% delle emissioni nazionali di diossina nazionale, interi allevamenti sono stati chiusi per la presenza di diossina negli animali.

In questo contesto, cosa fa l’AMIU? Apre un termovalorizzatore. Ricordo ai più che il termovalorizzatore brucia rifiuti (trattati precedentemente) per generare energia elettrica. Sembrerebbe l’uovo di Colombo, se non fosse per delle “piccolissime” controindicazioni. La prima è relativa ad una legge chimica che si studia da tanto tempo, la legge di Lavoisier, che recita così: “In natura nulla si crea o si distrugge, ma tutto si trasforma”. La chimica stabilisce, infatti, la legge della conservazione della massa tra reagenti e prodotti. Tutto ciò che si brucia, quindi, non scompare, ma è soltanto trasformato. In cosa, si potrà chiedere il lettore, può essere trasformato il composto prodotto dai rifiuti? In polveri sottili ed ultrasottili. Due parole che tranquillizzerebbero, se non fosse per i loro effetti nocivi sulla salute (cancro, problemi respiratori, mortalità cardiopolmonare solo per citarne alcuni) che sono documentati da un’abbondante letteratura scientifica (gli scettici possono trovare una bibliografia alla fine dell’articolo dove regna imperioso il convegno organizzato nel 2006 dall’ARPA Emilia-Romagna. Esiste addirittura una branca che si occupa delle nanopatologie, ovvero delle patologie da polveri ultrasottili).
Questi studi dovrebbero far riflettere qualsiasi amministrazione, che dovrebbe tentare di investire in un processo virtuoso di riuso dei rifiuti invece che accettare un termovalorizzatore. Invece no, a Taranto decidono di riaccenderlo. Non si pongono un obiettivo, magari ambizioso, di fare una differenziata vera e raggiungere o superare la fatidica soglia del 65% di differenziata. Non si pongono l’obiettivo di creare occupazione con la raccolta differenziata, come avviene da altre parti, anche sollecitando la ricerca universitaria e di alta tecnologia associata all’ambiente. Niente di tutto questo. Si preferisce bruciare i rifiuti.

E pensare che la Regione Puglia è Regione Obiettivo 1, ovvero ha soldi dall’unione Europea tramite i progetti POR. Perchè non tentare di fare un progetto serio, usando i finanziamenti a disposizione della Regione Puglia, per far partire una seria differenziata, come nel Consorzio Priula? Dopo questo spunto di riflessione, ecco l’elenco promesso degli articoli scientifici:


[1] FRANCHINI M. ed altri, “Health effects of exposure to waste incinerator emissions:

a review of epidemiological studies”, Ann Ist Super Sanità 2004;40(1):101-115

[2] GATTI A., “Nanopathology, The role of micro and nano particles in biomaterial induced pathology”, Progetto Europeo QLRT-2002-147 presentato al convegno “Polveri Ultrafini e Nanoparticelle” organizzato dall’ARPA Emilia Romagna, Ferrara 2006

[3] COLACCI A., “Effetti cellulari e molecolari indotti da particelle ultrafini”, Atti del convegno “Polveri Ultrafini e Nanoparticelle” organizzato dall’ARPA Emilia Romagna, Ferrara 2006

[4] DI VIRGILIO F., “Effetti delle polveri ultrafini e delle nanoparticelle a livello cellulare e molecolare” , Atti del convegno “Polveri Ultrafini e Nanoparticelle” organizzato dall’ARPA Emilia Romagna, Ferrara 2006

[5] FORASTIERE F., “Evidenze epidemiologiche degli effetti sanitari derivanti dall’esposizioni a polveri ultrafini e nanoparticelle”, Atti del convegno “Polveri Ultrafini e Nanoparticelle” organizzato dall’ARPA Emilia Romagna, Ferrara 2006

[6] OBERDÖRSTER G. ed altri, “Nanotoxicology: An Emerging Discipline Evolving from Studies of Ultrafine Particles”, Environmental Health Perspectives, volume 113, numero 7, Luglio 2005

martedì 30 marzo 2010

I CORVI DEL NUCLEARE

I giochi sul nucleare si stanno facendo duri. Vedo i corvi che volano alto pronti a scendere in picchiata quando il momento sembrerà opportuno. Vedo, ahimè, gente che scrive opuscoli o libri contro il nucleare e che ha le presentazioni di Berluscono come un grande onore, neanche fosse Rubbia. E sono le sole fonti che questi "animatori del nucleare" sono soliti riferire, neanche fossero la Bibbia. A tutti costoro, ma anche a quelli che non ci credono e vogliono vederci chiaro, suggerisco di leggere quanto segue (sono in Inglese, ahimè in Italia bisogna arrangiarsi):

a) “Smart grid System report”, US Department of Energy (www.oe.energy.gov/.../SGSRMain_090707_lowres.pdf), una fonte affidabile;

b) Davis MacKay “Sustainable Energy” (scaricabile legalmente a questo indirizzo http://www.withouthotair.com/download.html);

c) Gary Johnson WIND ENERGY SYSTEMS (consultabile a questo indirizzo sempre legalmente http://www.rpc.com.au/products/windturbines/wind-book/WindTOC.html);

d) Paul Gipe, Wind energy Handbook (questo bisogna acquistarlo..).

Per quelli che dicono che l’energia eolica è inutile, ecco un comunicato stampa del 2008 dell’American Wind Energy Association. ,

La American Wind Energy Association, organizzazione di categoria nel settore della energia eolica, ha recentemente diramato i dati relativi alla installazione di nuovi impianti nel primo trimestre 2008. Nel periodo compreso tra gennaio e marzo di quest’anno, sono state installate turbine in grado di produrre 1.400 MegaWatt di energia, sufficiente al fabbisogno elettrico di 400.000 abitazioni. In base alle stime dell’associazione, nel 2008 dovrebbero essere completati impianti eolici per una produzione complessiva di 5.600 MW, in crescita del 5,6 % rispetto ai 5.300 MW del 2007. Fra i progetti più importanti che si realizzeranno nel 2008, è da citare l’impianto da 400 MW in Indiana,denominato Fowler Ridge. Il progetto, sviluppato da BP Alternative Energy e Dominion Resources, dovrebbe successivamente aumentare la capacita’ produttiva fino a 750 MegaWatt. Il presidente dell’American Wind Energy Association, Randall Swicher, ha dichiarato che gli elevati costi della produzione di elettricità da petrolio, gas e carbone favoriranno progressivamente la produzione di energia eolica. L’associazione stima che il settore dell’energia eolica negli Stati Uniti occupi attualmente 76.000 dipendenti e attragga investimenti per 11,5 miliardi di dollari.

Riflettete sugli ultimi numeri : 76000 dipendenti ed investimenti per 11,5 miliardi di dollari.. E stiamo parlando di due anni fa. Noi, invece, stiamo ancora a discutere (per fortuna ci sono le aziende del settore che investono in eolica).

Sul nucleare, consiglio di di leggere il seguente documento:

a) Energy WatchGroup, Uranium Resources and Nuclear Energy (scaricabile qui http://www.energywatchgroup.org/fileadmin/global/pdf/EWG_Report_Uranium_3-12-2006ms.pdf) per comprendere I limiti del nucleare in termini di combustibile. Lo hanno scritto alcuni autorevoli scienziati, non direttori di giornali.

Per il solare termico questi documenti (ahimè, anch’essi in inglese):

a) Concentrated Solar Thermal Power - Now

b) "An Assessment of Solar Energy Conversion Technologies and Research Opportunities" (dell’Università di Stanford)

Per chi ha dei dubbi sulla “intermittenza” dell’energia solare, si legga questo documento sulla tecnologia usata

http://www.solarpaces.org/CSP_Technology/docs/solar_tower.pdf


lunedì 22 febbraio 2010

CAMBIAMENTI CLIMATICI - L'EFFETTO SERRA : Parte I

Cominciamo con l’analizzare la radiazione solare, di cui abbiamo già parlato. Premettiamo che ogni corpo emette radiazione elettromagnetica. La Terra emette radiazione elettromagnetica (che chiameremo radiazione terrestre), il Sole emette radiazione elettromagnetica (la radiazione solare), e così via. La radiazione emessa dai corpi fu studiata e spiegata da grandi fisici del passato (stiamo parlando di fine ‘800 ed inizi del ‘900), come Planck, Boltzmann, Wien ed altri. Planck derivò la formula per calcolare la radiazione emessa da un corpo, dove, per la prima volta, si introdusse il concetto di quanto, che tanto doveva sconvolgere la fisica moderna. Questa radiazione non dipende dalle proprietà del corpo che la emette, ma solo dalla sua temperatura.
La figura 1 mostra la tipica radiazione di corpo nero in funzione della lunghezza d’onda emessa: maggiore è la temperatura, minore è la lunghezza d’onda emessa. Poiché la lunghezza d’onda è inversamente proporzionale alla energia della radiazione (ometto le formule matematiche, che possono essere comunque trovate su libri di testo o su wikipedia) , le radiazioni emesse ad alta energia sono quelle con lunghezza d’onda più piccola, che corrispondono all’ultravioletto (al mare o in montagna, infatti, ci proteggiamo proprio da questi raggi).
La figura 2 mostra la radiazione entrante misurata da satelliti posti al di fuori dell’atmosfera: corrisponde alla radiazione emessa da un corpo di 5800 gradi kelvin, la temperatura del sole. Pertanto, pensare che sulla terra arrivi radiazione elettromagnetica da pianeti, come Giove o Saturno, è sbagliato: questi corpi non hanno la temperatura necessaria per emettere lo spettro di radiazione che è stato misurato dai satelliti (per esempio, Giove ha una temperatura media al di sotto di zero gradi centigradi). Ma ritorniamo a noi.
La radiazione terrestre è stata misurata dai satelliti e corrisponde ad una radiazione emessa da un corpo di 290 gradi kelvin (vedi Figura 3). E’ radiazione termica, diversa da quella che arriva dal sole (a sinistra nella figura). Chi ci legge potrà forse esclamare: “ Capito. E l’effetto serra cosa c’entra?”. E’ presto detto. Considerando la sola radiazione solare, la temperatura della terra dovrebbe essere al di sotto di zero gradi centigradi (questo dato si ottiene da calcoli dovuti a Fourier nel 1827!!), valore di gran lunga inferiore a quello che la nostra esperienza quotidiana ci indica. Questa differenza è dovuta all’atmosfera, che riflette la radiazione terrestre sulla superficie, contribuendo all’aumento della temperatura.
Questo fenomeno, conosciuto da circa 2 secoli, si chiama effetto serra (in analogia con quanto succede in una serra, dove i vetri riflettono il calore interno ma fanno passare la luce esterna). I gas dell’atmosfera che contribuiscono a questo fenomeno si chiamano gas serra. Il lettore attento potrà chiedersi: “Ma come? Non tutti i gas dell’atmosfera riflettono la radiazione terrestre? E perché?”. Alcuni gas, che assorbono la radiazione terrestre, “cambiano” il proprio stato rotazionale e vibrazionale. Questi “cambi”, per le leggi della meccanica quantistica, comportano l’emissione di radiazione termica che provoca il riscaldamento della Terra, con un effetto di tipo “ rimbalzo sulla Terra”.
Per fortuna, però, non tutti i tipi di gas presenti nell’atmosfera possiedono questa proprietà. L’Azoto e l’Ossigeno che formano il 99% circa dei gas atmosferici, non la posseggono mentre l’anidride carbonica, il metano, i clorofluorocarburi (i gas freon, per intenderci), il vapore acqueo e molti altri gas contribuiscono all’effetto serra.
Abbiamo spiegato perché avviene l’effetto serra ed a cosa è dovuto. Vediamo ora come contribuisce all’aumento della temperatura terrestre. La figura 4 mostra i flussi, misurati da satellite, delle radiazioni solari e delle emissioni terrestri. Non entrerò nei dettagli, ma un semplice calcolo delle radiazioni in ingresso e in uscita mostra che la Terra si riscalda, mentre l’atmosfera si raffredda. L’effetto serra, quindi, è responsabile del riscaldamento (e della vita) del pianeta. Il lettore potrà, però, chiedersi se vi sia stato in questi anni un effettivo riscaldamento del pianeta e se questo sia dovuto all’emissione di anidride carbonica o altri gas serra da parte dell’uomo, come riportato da vari giornali e fonti scientifiche. Cerchiamo di rispondere, come sempre, con dati scientifici alla mano. La temperatura è stata sempre misurata da stazioni sparse nel mondo e, a partire dalla fine dagli anni settanta, anche da satelliti. La temperatura globale media, come si vede nella figura 5, è aumentata sensibilmente in tutti questi anni, con una tendenza attuale di aumento di circa 0,2 gradi centigradi per decennio.
Chiediamoci se questo aumento di temperatura è dovuto alle attività umane che provocano l’emissione di gas serra. La risposta può sembrare scontata: un aumento delle concentrazioni di gas serra comporta un “rimbalzo” sulla superficie di una maggiore quantità di radiazione terrestre, con conseguente aumento della temperatura. Occorre, però, rispondere anche ad altre domande: quali possono essere i gas serra responsabili di questo aumento? Sono emessi dall’uomo o seguono una tendenza naturale e ciclica? Ve ne sono alcuni che contribuiscono maggiormente rispetto ad altri? E quali dati scientifici possono supportare queste affermazioni? Vi sono altri effetti che possono portare ad un incremento della temperatura globale? Sono domande importanti, non solo da un punto di vista scientifico, ma anche per le scelte di politiche ambientali ed economiche da intraprendere. Ne parleremo diffusamente nel prossimo articolo.

venerdì 5 febbraio 2010

ECCO L'OSSERVATORIO DEGLI INCIDENTI NUCLEARI

Per comprendere i rischi di una scelta nucleare, ho creato un Osservatorio degli incidenti nucleari che sarà aggiornato tempestivamente indicando gli eventi nucleare, le loro cause e le loro conseguenze (quando si sapranno).

lunedì 25 gennaio 2010

CAMBIAMENTI CLIMATICI -PARTE 1 : L'ALBEDO

Questo post è il primo di una serie volta a descrivere, in maniera divulgativa, i principali fattori che governano il riscaldamento ed i cambiamenti climatici della Terra. Comincerò con il più intuitivo di tutti: l’albedo. La Terra e la sua atmosfera intercettano la radiazione elettromagnetica solare (che porta calore e di cui la luce visibile è solo una parte) e ne riflettono una frazione, chiamata albedo, nello spazio esterno. La Terra diventa più fredda se l’albedo aumenta, poiché diminuisce la quantità di radiazione solare assorbita. Viceversa, la Terra si riscalda se l’albedo diminuisce: aumenta, infatti, la radiazione solare assorbita. In sintesi: se l’albedo aumenta la Terra si raffredda, se l’albedo diminuisce la Terra si riscalda. Analizzeremo alcune cause naturali e poi vedremo come l’azione dell’uomo può cambiare l’albedo, con conseguenze sulla temperatura terreste e sul clima.
La neve riflette quasi tutta la radiazione solare che la colpisce. Pertanto, quando la neve si scioglie, l’albedo diminuisce provocando un aumento della temperatura (ricordate? Se l’albedo diminuisce la temperatura aumenta) che, a sua volta, fa sciogliere altra neve e, quindi, provoca un ulteriore aumento di temperatura. Questo fenomeno continua fino al raggiungimento di un equilibrio termodinamico, ma comporta un aumento complessivo della temperatura e, quindi, del riscaldamento terrestre. Uno dei motivi per cui è importante che i ghiacciai non si sciolgano è legato a questo fenomeno: uno scioglimento dei ghiacciai comporterebbe, oltre all’innalzamento dell’acqua, una diminuzione dell’albedo con conseguente aumento di temperatura ed effetto a catena di scioglimento dei ghiacciai. Le nuvole, invece, riflettono la radiazione solare e quindi contribuiscono globalmente ad aumentare l’albedo ed a raffreddare la Terra. Anche gli aerosol (le particelle sospese nell’atmosfera a causa di eventi naturali, come eruzioni e tempeste di sabbie, o dell’inquinamento dell’uomo) riflettono la radiazione solare, aumentando quindi l’albedo, anche se la variazione nella loro composizione può comportare alcune variazioni nel potere riflettente.
Le attività dell’uomo legate alla deforestazione e all’agricoltura possono portare ad una diminuzione dell’albedo e, quindi, ad un riscaldamento globale. Ad esempio, nelle foreste tropicali gli alberi sono tagliati e rimpiazzati con suolo ancora più scuro a scopo di coltivazione. In questo caso, la radiazione solare assorbita aumenta ( i colori scuri assorbono maggiormente la luce, mentre il bianco la riflette) e la temperatura aumenta. Pertanto, la deforestazione e la cattiva gestione dei terreni agricoli possono contribuire ad aumentare la temperatura terrestre. Alcune immagini satellitari mostrano come le zone di città con costruzioni di colore scuro siano molto più calde di zone delle città che hanno giardini, piante ed alberi, esattamente come succede per il suolo scuro delle foreste. Anche le scelte costruttive e di politica urbanistica possono, quindi, influenzare il riscaldamento della Terra. Nel prossimo post, parleremo proprio di questo trattando di un argomento non molto affrontato: le isole di calore urbano.

martedì 22 dicembre 2009

LA CONFERENZA DI COPENAGHEN SUL CLIMA? UN GROSSISSIMO FIASCO

L’accordo tra i vari di capi di stato (mai lettera minuscola è stata più appropriata) raggiunto alla Conferenza di Copenaghen Sul Clima è un non-accordo. Mai visto un documento più vuoto di questo. L’accordo è composto di 12 clausole, per un totale di 3 pagine (il protocollo di Kyoto e l’Accordo di Montreal avevano rispettivamente 18 e 45 pagine più corposi annessi) più due annessi COMPLETAMENTE VUOTI!!! Se non stessimo parlando di un dramma planetario, si potrebbe scherzare dicendo che il numero di nazioni partecipanti è stato maggiore del numero delle righe scritte nel documento. Ed ora vediamo per sommi capi cosa dice l’accordo. Nella prima clausola, si sottolinea che il cambiamento climatico è una sfida e che, per evitare problemi all’uomo, occorre migliorare (meno male) la cooperazione di lungo termine per combattere i cambiamenti climatici, e si riconosce (bontà loro) il punto di vista scientifico che l’aumento di temperatura dovrebbe (notate il condizionale.. in inglese “should”) essere sotto i 2 gradi centigradi. Nella seconda clausola, tutti concordano (meno male) che occorrono grossi tagli alle emissioni globali, con una "vista" di ridurre le emissioni in modo da mantenere la temperatura globale sotto i 2 gradi centigradi, e cooperando tra stati in modo DA RAGGIUNGERE IL PICCO DI EMISSIONI QUANTO PRIMA. Quindi due certezze: le emissioni aumenteranno ancora e non si sa per quanto tempo (il termine “quanto prima” è proprio scritto sull’accordo). In più, i paesi in via di sviluppo potranno raggiungere il picco di emissioni in un tempo maggiore. Peccato che tra questi paesi ci sia anche la Cina, che è la principale emettitrice di CO2 al mondo con gli Stati Uniti. E se un domani la Cina diventasse una nazione ricca? Sarebbe autorizzata ad emettere come una nazione in via di sviluppo? Una perla di non-sense, quindi. Nella terza clausola, i paesi indicano che bisogna intraprendere azioni per ridurre la vulnerabilità e costruire capacità di recupero (il termine inglese usato è resilience, che è piuttosto ambiguo) per le nazioni vulnerabili (il bisticcio delle parole è del testo, non mio), soprattutto per le isole. Mi devono spiegare come fanno a salvarle dall’aumento del livello del mare: se non ci fosse un dramma di interi popoli e culture, sarebbe veramente da ridere per la vacuità dell’accordo. Cosa vogliono fare? Costrure delle mura di cinta?? La quarta perla consiste in una suddivisione tra nazioni che accettano di ridurre le emissioni e indicano di quanto le ridurranno entro il 2020 e nazioni che, invece, implementeranno non meglio precisate azioni di mitigazione, non sono soggette a controllo esterno: le nazioni dovranno solo notificale le loro emissioni.Il testo dell’accordo non indica a chi deve essere inviato tale rapporto. In altre parole, alcune nazioni se ne potranno fregare altamente delle emissioni. Ma non finisce qui: i due annessi sono vuoti ed entro Gennaio 2010 le nazioni che vorranno (non tutte quindi) dovranno indicare le proprie intenzioni di taglio alle emissioni. Il trattato termina con altre clausole sui soldi da destinare, 30 miliardi di dollari nel triennio 2010-2012 con l’obiettivo di mobilitare 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020 per l’aiuto alle nazioni in via di sviluppo. Cosa possiamo dire? Il rischio è che, grazie a quest’accordo, non si faccia proprio nulla. La comunità scientifica, tramite l’International Panel for Climate Change (IPCC) Fourth Assesment Report, indica che la tendenza è stata, negli ultimi 25 anni, di un aumento di 0,17 gradi centigradi ogni dieci anni. Basterebbe quindi mantenere la crescita delle emissioni che si è avuta dal 1993 ad oggi per poter rispettare il termine dell’accordo entro il 2020. Le nazioni in via di sviluppo (Cina in testa) potrebbero tentare di aumentare le proprie emissioni a scapito di quelle dei paesi sviluppati, proprio in virtù di questo risultato. Le piccole isole chiedevano di ritornare a una concentrazione di anidride carbonica pari a 350 ppm. Il guaio è che l’aumento registrato dal IPCC è di 1,4 ppm all’anno e quindi nel 2020 supereremmo le 400 ppm, con conseguenti problemi di sommersione di isole abitate. Infine, l’assenza di controlli internazionali sulle emissioni potrebbero indurre alcune nazioni a dichiarare falsi dati di emissione, in barba a tutti i buoni propositi. L’accordo è veramente penoso, una grandissima presa in giro e un teatrino della politica mondiale. L’unica voce seria è stata, secondo me, quella del Governatore della California Schwarzenegger (uomo di destra, per giunta) , che ha detto che nessun accordo è possibile senza un coinvolgimento dal basso: non solo rappresentanti governativi, ma anche ONG, Regioni, Società Civile. Parole che dovrebbero far riflettere i leader mondiali, e non solo loro.

venerdì 18 dicembre 2009

I PICCOLI EFFETTI DELLA PROPOSTA STATUNITENSE A COPENAGHEN

Oggi finalmente si comincia a sapere qualcosa. Pare che gli USA abbiamo l’idea di tagliare per il 2020 del 17% le loro emissioni di gas serra e dare 10 miliardi di dollari ai paesi in via di sviluppo per le tecnologie. Qual è l’impatto sull’ambiente? Minimo. Calcoliamo quanto sarebbe la riduzione di temperatura se ci fosse una riduzione del 17% solo del CO2 : poiché il 17% è di tutti i gas serra, la riduzione di temperatura sarà inferiore. L’emissione, se tutti quanti ridurranno in percentuale come gli Stati Uniti, nel 2020 sarebbe di 48464 milioni di tonnellate di CO2 rispetto alle 58391 del 2006 (vedi post precedente per questo dato). La figura 1 mostra la suddivisione delle emissioni per continente comparando gli anni tra il 2006 e 2020: i valori delle differenze in 14 anni sono così irrisorie che non meritano neanche di essere mostrate.


Abbiamo visto che con un’ipotesi di riduzione del 40% dei paesi ricchi e del 30% dei paesi poveri eravamo tornati a livelli del 1984, mentre con la attuale ipotesi di riduzione del 17% siamo tornati ai valori del 1998, come si vede dai valori del post precedente. I dati di Muana Loa indicano una concentrazione di CO2 nel 1998 pari a 366.50 ppm. Calcolando come prima, avremmoo una differenza di temperatura tra il 2006 e il 2020 pari a 0.17 gradi centigradi, come si vede dal riquadro (per i dettagli vedi post precedente). Ma la riduzione, proprio perché gli altri gas serra incidono meno del CO2, sarà inferiore a 0,17 gradi, Una vera miseria !!!. Questa riduzione è assolutamente insufficiente, e va contro le proposte delle piccole isole , che richiedono di arrivare a 350 ppm del solo CO2 per il 2020: questa richiesta può essere soddisfatta solo con una riduzione del 40% delle emissioni del solo CO2 . Mr Obama, non faccia scherzi per cortesia, e tagli, ma di parecchio, le emissioni di CO2, pensando al futuro delle sue figlie.


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lunedì 14 dicembre 2009

EFFETTI SUL CLIMA DELLE PRIME BOZZE DI COPENAGHEN

Alcune indiscrezioni giornalistiche riportate da Sky Tg24, parlano di una bozza di accordo, presentata dall’ONU, in cui si propone quanto segue: 1) i paesi ricchi devono ridurre le loro emissioni di CO2 nel 2020 da un minimo di 20% a un massimo di 40% ;2) i paesi poveri devono ridurre le loro emissioni nel 2020 da un minimo di 15% ad un massimo di 30%; 3) diminuire l’emissione di anidride carbonica del 75%-90% entro il 2050. Qui fornisco un’analisi delle emissioni e una stima della diminuzione della temperatura che si otterrebbe nel 2020 rispettando al meglio le proposte 1) e 2). Elaborando i dati dell’International Energy Annual 2006 dell’ Energy Information Administration statunitense, l’emissione complessiva di CO2 imputabile all’uomo è stata, nel 2006 , pari a 58391 milioni di tonnellate. Suddividendo l’emissione per continente, si ottiene quanto mostrato in figura 1.



Come si può notare, il Nord America , l’Asia e l’Oceania contribuiscono per oltre il 62% nell’emissione di anidride carbonica, mentre Europa ed Eurasia contribuiscono insieme per poco più di quanto contribuisca il Nord America. La tabella seguente mostra le emissioni maggiormente rilevanti, sempre relative al 2006. Gli Stati Uniti emettono l’85%. delle emissioni


del proprio continente, mentre Cina, India, Giappone e Corea del Sud emettono da sole oltre l’80% delle emissioni di Asia e Oceania. La Russia, invece, emette circa il 66% delle emissioni del proprio continente. L’Europa si mostra più virtuosa: le quattro maggiori potenze economiche coprono solo il 49% delle emissioni del Vecchio Continente. Per determinare di quanto si ridurrebbe la temperatura nell’ipotesi ottimistica di una riduzione delle emissioni di CO2 del 40% da parte dei paesi ricchi e del 30% dei paesi in via di sviluppo, calcoliamo dapprima le emissioni che si ottengono in questo scenario. Ipotizziamo che i paesi cui si applichi il livello del 40% siano: tutti i Paesi dell’Europa, il Giappone, la Russia e tutti i paesi del Nord America. Con queste ipotesi, si ottengono per il 2020 i valori riportati nella figura 2.


Il valore totale delle emissioni antropiche nel 2020 sarebbe pari a 37721 milioni di tonnellate di anidride carbonica, con una riduzione del 35% rispetto alle emissioni del 2006. Ad ogni modo,le percentuali di inquinameno dei vari continenti sono sostanzialmente simili a quelle del 2006. Per stimare la variazione di temperatura, notiamo che il valore dell’emissione nel 2020 corrisponde all’incirca alle emissioni complessive emesse nel 1984 (38338 milioni di tonnellate, v. figura 3) .




Ipotizziamo che la distribuzione di anidride carbonica tra oceano, atmosfera e biosfera sia rimasta identica.In questo modo, possiamo ipotizzare che nel 2020 la percentuale di andride carbonica nell’atmosfera sarà identica a quella del 1984. I dati di Mauna Loa sulla concentrazione di anidride carbonica negli anni indicano per il 1984 e per il 2006 valori rispettivamente di 344.41 ppm e 381.85 ppm. Per le ipotesi fatte, la concentrazione di anidride carbonica nel 2020 sarà pari a 344.41 ppm. Con opportuni calcoli ( si veda il riquadro) , si ottiene che la temperatura, per


effetto della diminuzione della concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera, diminuirà di 0.44 gradi (assumendo, in accordo con le stime probabili dell’IPCC AR4, che un raddoppio della concentrazione di anidride carbonica comporti un aumento della temperatura di 3 gradi centigradi, ovvero che la sensibilità climatica sia di 3 gradi centigradi) . Il valore che si ottiene è alquanto modesto in valore assoluto: una diminuzione di circa mezzo grado in 14 anni. Se, però, ricordiamo che negli ultimi anni la tendenza della temperatura è stata di aumentare di 0.17 gradi ogni dieci anni, una diminuzione del genere è una buona inversione di tendenza. E, stando sempre alle indiscrezioni, pare che l’Associazione dei piccoli stati insulari e dei paesi poveri abbiano chiesto un’emissione di 350 ppm. Sembra che la proposta ONU, quindi, possa soddisfare quest’esigenza, ed è anche abbastanza equa anche per i paesi ricchi, che mantengono intatte le loro percentuali di sviluppo. Di certo, però, vedo parecchie incognite: come arrivare a una diminuzione di 2 gradi centigradi complessivi e, soprattutto, con quali piani dovranno usarsi per arrivare alla proposta di diminuzione del 90% delle emissioni di CO2 entro il 2050? Inoltre, abbiamo visto che la percentuale di emissioni nel 2020 nei vari continenti sarà uguale a quella del 2006. Questo implica una medesima distribuzione di persone, e quindi analoghe esigenze di energia. Cosa succede in caso di migrazioni dovute agli attuali cambiamenti climatici? Ma come faranno i paesi in via di sviluppo a ottenere le tecnologie per diminuire le loro emissioni? Riusciranno a diminuire le loro emissioni immediatamente? Se non lo faranno, i calcoli fatti potrebbero essere veramente ottimistici. In altre parole, non basta solo definire i requisti dell’accordo: occorre impegnarsi immediatamente , senza aspettare tempi di attuazione tanto lunghi da vanificare gli effetti della scelta.

martedì 8 dicembre 2009

COSA E' L'EFFETTO SERRA?

Nella Conferenza sul clima di Copenaghen si deciderà il futuro del nostro pianeta, soprattutto per raggiungere un accordo sul contenimento delle emissioni di anidride Carbonica (CO2). Le lobby negazioniste sono al lavoro, e sono molto potenti (si capisce perché gli Stati Uniti non hanno ratificato il protocollo di Kyoto). Poiché una mancanza di conoscenza sull’argomento può facilmente condurre le persone a pensare che i negazionisti abbiano ragione (con conseguenze nefaste per tutti noi), spiegherò cosa è l’effetto serra e perché il limitare l’emissione di Anidride Carbonica sia così importante. La figura (fonte wikipedia) mostra come funziona l'effetto serra. Senza entrare nei dettagli quantitativi, il sole emette radiazione elettromagnetica (di cui la luce visibile è solo una parte) che arriva, in parte, sulla superficie della Terra che, a sua volta, emette radiazioni elettromagnetiche, come tutti i corpi “caldi”. Questa radiazione è assorbita dai cosiddetti gas serra, che la riflettono verso la superficie terrestre, contribuendo a bilanciare in termini energetici la Terra e, quindi, a riscaldarla. Per motivi legati alla struttura delle molecole, l’ossigeno e l’azoto (che sono i gas predominanti nell’atmosfera) non danno alcun contributo all’effetto serra. I principali gas serra sono l’anidride carbonica, il metano e gli ossidi d’azoto. Senza l’intervento dell’uomo, questi gas hanno consentito (insieme allo scudo dell’ozono, che ci protegge dai raggi ultravioletti ad alta energia del Sole) l’esistenza della vita sulla Terra. Se, però, le concentrazioni di questi gas aumentassero, la temperatura sulla Terra, come si può facilmente immaginare, aumenterebbe anch’essa. Un aumento della temperatura sulla Terra sarebbe catastrofico: scioglimento dei ghiacciai, desertificazione, alterazione del ciclo idrogeologico, cambiamenti climatici, inondazioni, e così via. La vita sulla Terra ne risentirebbe: la desertificazione porterebbe, per esempio, ad esodi di massa, con conseguenti problemi politici di dimensioni bibliche. Pertanto, occorre regolare l’emissione di tali gasi. Il gas serra che contribuisce maggiormente all’effetto serra è l’anidride carbonica: un raddoppio della presenza di anidride carbonica rispetto a valori pre-industriali comporterebbe un aumento di 2 gradi su tutto il pianeta, con conseguenze catastrofiche (si parla di innalzamento dei mari di oltre un metro). I combustibili fossili (per esempio, il gasolio), i cementifici e le fiamme di gas (vedi figura fonte wilkipedia) sono le principali cause di produzione di anidride carbonica.